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sabato, 29 marzo 2008
Oggi, la Simon

Oggi, piccola storia vera. La Simon e' stata buttata fuori di casa, ma e' rientrata dalla serratura, senza i soldi della spesa. Chissa' se il filo reggera' la tensione, per tutta la vita o per un giorno soltanto. La Simon, la sorella, la sua eta', i suoi dolci scozzesi, e il principale che allungava le mani, e il licenziamento, quotidiano come il caffe'. La Simon, lei, e gli altri non capiscono, ridono, amano scarpe posate su cuscini di velluto, sputano sentenze ad ogni ombra, colorano istantaneamente ogni sagoma, versano inchiostro su pagine vuote che rimangono vuote. Noi, loro, spesse volte in loro e loro dentro di noi, nei respiri, nelle scatole di filigrana, nelle tasche stipate, nelle teche come insetti. La Simon che vuole piangere e la neve si scioglie dal ridere, sul piazzale, dove ci sono cumuli di mani, occhi, mucchietti di lingue secche, bar pieni di vecchi stivali scartati dalle favole, impermeabili, bicchieri colmi di bracciali e collane, speranze e amori di pietra. La Simon con la sua s e la sua n, con i denti sporgenti, le labbra ferite. La Simon con le mani strette intorno alle mani, con le unghie affondate nella carne della disperazione, immersa, diffusa sulla corteccia del suo albero solitario. Quell'albero del quale abbiamo tutti il seme ma non sempre il tronco e le fronde. Un albero gigantesco, forte, che affonda le sue radici e stringe fino a soffocare la terra che lo nutre, che abbraccia, tra rami presuntuosamente protesi verso il sole, il respiro del vento trasformandolo in fiato sottile. Il suo tronco sprigiona incensi e vortici di formiche impazzite quando c'e' la luna, il tronco verticale in una vita di giornate orizzontali. La Simon, la Simon e gli altri stanno a guardare, parlano, parlano di che, vorrei proprio saperlo. Parlano intorno alla luce diffusa di un 'edicola, l'unica davanti al portone serrato, e finestre illuminate, ai mattoni corrosi, parlano tra cartelli ed auto parcheggiate, parlano di loro intorno a colonne decapitate, dietro a cestini svuotati, parlano di loro con quanto fiato hanno in corpo per sentirsi sopravissuti... come e' delicato, rispettoso, intenso e ricco il silenzio. Sanno tutto, amano il suono della loro voce, indicano, giudicano, giustiziano, come hanno fatto, parlano avvolti da un grande incendio ma non se accorgono, storditi dai loro fumi di paglia. La Simon e il suo di incendi, che brucia davvero, scotta, annerisce e  trasforma il sogno in polvere, in polvere d'argento, che si stacca leggera dalle fronde e si perde nel vento.
Buonanotte.

Postato da: Fullcaos a 01:49 | link |

mercoledì, 26 marzo 2008
Oggi, la partita

Dietro gli angoli dei vicoli
si allungano le ombre dei ricordi
e della loro madre.
Sui gradini del duomo
si consumano i silenzi
che per tutto il tempo dedicatoci
hanno seguito i nostri insicuri passi.
Un vento timido,
un saluto frettoloso,
un vecchio dalla giacca sgualcita
e pantaloni con le tasche sfondate
sono i nostri discorsi,
mentre accanto a noi, sui marmi
che cullano l'impronta di secoli di passi,
si siede trasparente
e senza rumore la notte
per una partita gia' decisa.

(aNOnimO)

Postato da: Fullcaos a 04:09 | link |

venerdì, 21 marzo 2008
Oggi, venerdi'

"Venerdi' Santo
le chiese aperte
mostrano il viola
che Cristo e' morto
e tu muori amore
tra le mie braccia "
(Francesco Guccini)

Questa e' una giornata che forse a molti dice poco, ad alcuni niente, ma per me ha un significato strano, misto di sensazioni, educazione, speranza, delusioni, tempo, infanzia, reazioni, viaggi, in un viola stridente e contrastante che serpeggia tra i ricordi. Non riesco a ripescare un venerdi' di sole nel mio archivio temporale, oggi qui e' grigio, umido, piove, penso all'odore di candele e incensi, ai colori coprenti, alle musiche zittite, non so se e' cosi' ancora, a cibo frugale, a segni semplici e condivisi.
Una pausa nelle urla, un'occasione per ripulire gli occhi, liberare l'orecchio, per poter continuare ed osservare meglio, riuscire ad ascoltare le voci piu' flebili provando a cambiare qualcosa dovunque siamo e saremo, qualunque cosa crediamo o non crediamo e crederemo.

Postato da: Fullcaos a 06:24 | link |

lunedì, 17 marzo 2008
Oggi, le nubi

Le nubi non riuscivano...
con tutto il grigio e il nero del mondo
non riusciranno,
Il fiume era una scheggia di specchio
una ferita di luce
divideva in due meta' diseguali questa terra strisciante.
Nubi,
la banda sottile di un cielo faticoso,
la lama liquida luminosa del fiume,
il tratteggio corto e verticale della ferrovia,
le zolle arate, fertili e scure come madri in attesa,
falchi in ampi giri sulle vigne come postini,
corvi a terra come spazzini,
fiori con il capo reclinato di donne in preghiera,
panchine vuote e deserte come anime e cuori...
una vita ferma, sospesa,
contemplazione attenta per ogni istante...
il furtivo risveglio di un tuono
una cartolina di pioggia
un francobollo di vento.

Postato da: Fullcaos a 00:18 | link |

giovedì, 13 marzo 2008
Oggi riscrittura

Riscrittura, riscrivere su pagine ripulite, cancellate, nuovi segni, pensieri che si amalgamano con vecchie impronte, ombre di ricordi sfumati, in alcuni momenti prepotenti e visibili, candidi e liberi, chiari perche' si posano su una porzione intoccata, altri oscuri, confusi. Se non ricordo male L'architetto Scarpa, faceva usare lo stesso foglio da disegno per tutto il corso, disegnare, cancellare, ridisegnare per raggiungere ed imparare la giusta pressione, l'esatta concezione del segno.
La scrittura e' un segno potente, pericoloso, tatuaggio sulle pagine dell'anima, quasi impossibile da cancellare completamente. Si combina con i segni nuovi in frasi complesse e con significati baluginanti.
Scrivere, cancellare, riscrivere, ricancellare, sembra sempre una pagina bianca, linda, alla poca luce degli occhi ed a passaggi veloci. Ma i solchi sono li', presenti, pronti a raccogliere la grafite nuova e trasformarsi in segni. Gesti, parole, messaggi, lettere, didascalie ampie, colpi di pennello, bruciature immediate ma che continuano la combustione sotto la cenere. Chiodi sui bordi invisibili che tendono la pagina, la tela, la tavola, denti di pellicola,in un circo di trasparenze, di veli e riletture, in cori di nuovi tratti e tappeti di memorie.
La gomma si consuma, sbriciolandosi su mille testi, sporcandosi e racchiudendo in un abbraccio di caucciu'  i frammenti delle parole cancellate ridistribuendole sui nuovi segni neri. Siamo quello che siamo ed e' giusto cosi' , un passaggio, una parola, un sogno, una lacrima,un ghigno e forse una risata, un segno di noi indelebile su queste pagine cancellate, riciclate, riscritte, ricancellate ed acora una volta riscritte che e' la nostra vita.
Usiamo sempre la matita, abbastanza facile da ripulire, ma dipende spesso dalla pressione del polso, dalla concentrazione della tinta, durezza della punta e spesso per la luce, l'umidita' del giorno, riaffiorano i vecchi testi quasi antichi, anche su queste pagine liquide ed elettroniche e rileggiamo quello che siamo stati, abbiamo detto, scritto con inchiostro di lacrime su pagine di pelle.
E' come analizzare un dipinto andando oltre la crosta trovando  figure, paesaggi diversi da quelli tracciati sulla pellicola superficiale sulla quale estasiati ci soffermiamo.
Non possiamo essere nuovi, bianchi, possiamo riscriverci, questo si', mai dimenticando i solchi, perche' sono come le rughe danno sempre e solo una e sola luce, la nostra e solo nostra.

Chiudo con una piccola frase non mia...
"Il cielo e' uno straccio inzuppato d'azzurro"
Buona giornata

Postato da: Fullcaos a 12:34 | link |

lunedì, 10 marzo 2008
Oggi, la zattera

Non so se vi e' mai capitato di avere la sensazione di stare sopra, o meglio di "sentirvi"  come una zattera, di farne parte da cosi' tanto tempo da divenire un tutt'uno con i legni bagnati e il cordame? A me si'.
Essere trasportato da correnti, sbattuto su scogli e spiagge di isole che, forse confuso dalla lunga permanenza in acqua, mi sembra subito di riconoscere come mie, come la mia isola, vecchia o nuova non importa. Esplorandola, sasso dopo sasso, foglia dopo foglia, la faccio ancor di piu' mia, la riconosco anche dove non sapevo, l'amo, ci dormo ne scolpisco il perimetro nei pensieri aggiungendola alla mia lunga memoria.
Credo ai canti del vento, credo al concerto dei tuoni, vivo la sinfonia delle acque dolci... ma... un sottile ronzio si mantiene nelle mie orecchie, il brontolio sommesso di un vulcano calmo,
il fremito crescente delle fronde,il richiamo spaventoso della linea rossa dell'orizzonte nutrono a goccia un'instabilita', un malessere che e' anche gioia. Allora raccolgo la forza residua di liberarmi di quei pochi agi, della pace sabbiosa, dei liquori della vita e guardo la curva infinita e con le lacrime che sgorgano dense, senza voltarmi riparto, riprendo gli schiaffi di sale delle onde, la mancanza di ombre e di stelle dei temporali facendomi guidare dall'istinto, dal richiamo delle similitudini, dal desiderio di un isola-casa vera, fatta non di muri, finestre, porte e chiavistelli, telefoni e televisori ma di identita', di lotte per quello che sento, che provo e che vorrei condividere senza aver piu' bisogno di parole, esplorazioni, mappe, giustificazioni.
Allora, a questo punto, supero anche la Stella, non e' piu' necessario che mi guidi, che mi consigli, e' con me e con essa qualunque isola, spiaggia, casa ovunque sia sara' l'ultima, se il vento del tempo lo vorra'.

Postato da: Fullcaos a 22:37 | link |

domenica, 09 marzo 2008
Oggi, grande Poesia


Io vivo
la mia vita

vivo la mia vita in cerchi sempre piu' grandi
forse non riusciro' mai ad arrivare alla fine
eppure ci voglio provare

Giro intorno al Dio, alla Torre antichissima
da secoli e secoli;

ma non so ancora se sono un falco
una tempesta
o un grande canto

( Rainer Maria Rilke 1875-1926 )
Meglio di mille post

Postato da: Fullcaos a 10:20 | link |

sabato, 08 marzo 2008
Oggi, cose...

Sembra sempre che ci siano troppe cose, ... cose da condividere, capire, accettare, adottare, pensare, interpretare, risolvere, dimenticare, ricordare.
In questo periodo sbaglio spesso i tempi, confondo le battute, le verita' si intrecciano su piani orizzontali, come se mi fosse precluso il movimento verticale, anche di un solo centimetro.
Vorrei scrivere di tanti pensieri, incomplete emozioni, mutabili progetti, convinzioni trasparenti, di una verita' semplice, chiara, lineare anche se un po' obliqua, un timido 0,001 di pendenza, dove verrebbe naturale e giusto cambiare il rapporto.
Invece... sono travolto da verita', certezze, sicurezze, speranze, come fossero cartoline, come fossero chiavi magiche di portoni eterni a protezione di giardini di pace che sinceramente non riesco a tradurre in timidi movimenti quotidiani.
La semplicita', in fondo al viale, non e' mai cosi' semplice come pare, anche se se ne avverte la brezza purissima e vitale.

Postato da: Fullcaos a 00:36 | link |

giovedì, 06 marzo 2008
Oggi, grazie

Con un colpevole ritardo, dimostrato inequivocabilmente da questo periodo di latitanza, volevo comunque ringraziare Marco, www.poesiaoggi.splinder.com per avermi inserito tra i cinque suoi nominativi dei "thinking Blogger" accaduto  mesi fa.
Grazie di cuore e spero di essere all'altezza di questa attenzione.
Non so se seguiro' tutte le istruzioni, nominare cinque blog, banners ecc., ma sicuramente cerchero' di essere quello che sono e meritarmi la citazione.
Grazie davvero.

Postato da: Fullcaos a 18:31 | link |

Oggi,saluto

Per oggi
solo un saluto, calmo, sussurato, rispettoso.
A risentirci presto.

Postato da: Fullcaos a 10:45 | link |